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Arjola Dedaj: i miei cassetti pieni di sogni

È reduce dalle Paralimpiadi di Rio De Janeiro 2016, nelle quali ha stabilito il primato italiano del salto in lungo. Velocista, giocatrice di baseball (sport nel quale ha vinto sei scudetti), ballerina, Arjola Dedaj ha imparato a sfidare i limiti. La sua storia è un esempio di carisma, volontà e tenacia, il segreto di una forza che le permette di migliorarsi ogni giorno. «L’importante è non arrendersi mai e continuare a correre», ha spiegato in una conferenza a Ted, ripercorrendo la sua vita e le sue difficoltà. Albanese di nascita (ma nel nostro paese da quando aveva diciassette anni e oggi naturalizzata italiana), è nata ipovedente, con una retinite pigmentosa, poi peggiorata gradualmente fino alla cecità. Oggi l’unica cosa che riesce a vedere è una percezione della luce e del buio. Sin da piccola non ha mai smesso di  coltivare dei sogni ed è stata questa la forza che le ha permesso di andare avanti, nonostante la disabilità e i pregiudizi. E oggi, insieme al suo compagno nella vita e nello sport, Emanuele Di Marino, forma la “Coppia dei Sogni”. La incontriamo per Executive Summary, insieme a Di Marino, alla vigilia di un nuovo riconoscimento: l’Ambrogino d’Oro, il premio del Comune di Milano, che le viene consegnato oggi.

Arjola Dedaj, che significato hanno per lei i sogni?

I sogni sono un elemento importante che alimenta la vita. Per me un sogno è un obiettivo, una sfida, una passione che ho nel cassetto e che mi prefiggo di seguire: tutto con tenacia, perseveranza e nel rispetto degli altri. I sogni sono tutti contenuti in piccoli cassetti che apro ogni volta che devo realizzarne uno. Quando ero piccola pensavo che i miei sogni non si sarebbero mai realizzati a causa del mio problema di vista. Poi ho cambiato il mio modo di guardare alla cecità e tutto è cambiato. I miei sogni hanno iniziato a prendere forma.

Come?

Il mio primo sogno realizzato è aver superato mentalmente la cecità come un problema e averla fatta diventare semplicemente una condizione di vita. Questo ha dato una svolta fondamentale al mio percorso di sviluppo umano, personale, sportivo e professionale. Ma di sogni ne ho realizzati tanti. Il secondo per importanza è aver unito in un solo cassetto i sogni di due persone con una sola anima: la voglia di inseguire i sogni insieme, con gli stessi obiettivi e la stessa tenacia. Da qui nasce il nostro progetto della “Coppia dei Sogni”.

Quanta grinta bisogna mettere nelle cose per vedere realizzati i risultati?

Tanta grinta, tanta determinazione e impegno costante. Il nostro segreto è che non ci arrendiamo ai primi ostacoli, ma continuiamo con resilienza e con tanti sacrifici, senza mai mollare. Alla fine si è comunque premiati con la soddisfazione di averci provato e di avercela messa tutta. Non c’è più spazio per i rimpianti. Non importa se riesci a realizzare i tuoi sogni, ma è importante aver provato a realizzarli.

Quanto conta la pianificazione di un percorso per avere successo?

In campo sportivo, come in campo lavorativo o scolastico, è fondamentale una pianificazione ben precisa e dettagliata. Noi nel nostro percorso curiamo tutti gli aspetti o, per lo meno, cerchiamo di farlo; quando cadiamo in una piccola disattenzione o commettiamo degli errori, possiamo analizzarli bene per non ricaderci e continuare il percorso senza fermarci. Ad esempio, nella nostra attività sportiva è importante il piano degli allenamenti, che parte da ottobre con la preparazione fino ai primi mesi dell’anno successivo quando inizia la fase delle competizioni. Se hai lavorato bene e con intelligenza in questo periodo, i risultati arrivano.

Tanto allenamento, quindi…

Sì, ma non solo. Contano anche il riposo, la fisioterapia, la creazione di condizioni adatte all’atleta. Un esempio di quanto sia importante prefissarsi un obiettivo e identificare il percorso per raggiungerlo è proprio il nostro ultimo anno sportivo, nel quale abbiamo dovuto entrambi sottoporci ad un intervento chirurgico proprio nell’anno dello Olimpiadi. Per un atleta questa è una decisione molto rischiosa e molto difficile da prendere. Ma a volte bisogna accettare le condizioni e agire in breve tempo, con un piano ben preciso e dettagliato che permetta di riprendere quanto prima l’attività e di tornare a perseguire il successo del progetto.

Che cosa significa per un’atleta come lei la disciplina?

Lo sport educa alle regole, al rispetto e all’organizzazione mentale della tua vita, soprattutto quando svolgi un’attività importante come quella di un atleta olimpico e devi conciliarla con i lavoro o lo studio. Questo per noi è reso possibile anche dall’azienda in cui lavoro, che ha deciso di sposare i valori e progetti della Coppia dei Sogni oltre a garantirmi una certa flessibilità lavorativa. Lo sport ci ha insegnato anche ad avere un  regime alimentare regolare e a rispettare una certa routine quotidiana che ci mette nelle migliori condizioni per allenarci. Inoltre abbiamo imparato a lavorare in team, rispettando e condividendo anche le idee degli altri.

Ha sempre preso parte a grandi competizioni nella danza, nel baseball, nell’atletica e ha sempre ottenuto ottimi risultati. Qual è il suo segreto in tutto questo?

In realtà non esiste nessun segreto particolare, solo una grande passione per lo sport. Vivo qualsiasi competizione cui prendo parte con animo felice, ma determinata a migliorami. La formula del mio segreto, quindi, è passione + applicazione + crederci = risultato.

E il segreto della Coppia dei Sogni?

(interviene Emanuele Di Marino) Condivido appieno quanto ha appena detto Arj. La forza del successo risiede nella determinazione costante, nel focus sui progetti e nella passione che metti in quello che fai. L’unione di questi valori ci ha portato alla creazione del nostro progetto di Coppia dei Sogni. Il nostro primo obiettivo raggiunto è stata la partecipazione alla nostra prima Paralimpiade, Rio 2016. È stato un anno molto difficile, vissuto tra alti e bassi, tra difficoltà e gioie, ma quello che ci ha portato al risultato finale è stato il supporto reciproco condiviso dall’amore che ci unisce.

Il 7 dicembre ritirerà l’Ambrogino d’Oro, l’attestato di benemerenza della città di Milano.

Quando mi hanno avvisata che ero tra le premiate pensavo fosse uno scherzo… Poi la mattina dopo ho letto gli articoli sui giornali e ho realizzato che era tutto vero! Essere stata scelta dal consiglio comunale per il mio percorso di vita e di sport mi ha gratificato tantissimo. Mi sento onorata per questo premio. Anche se sono una milanese adottata, questo riconoscimento mi fa sentire parte integrante della città.

Prossima tappa, Tokyo?

Già! Il nostro prossimo quadriennio prevede come obiettivo finale Tokyo 2020. Non sarà per niente facile. Il livello competitivo è molto alto e in continua crescita. Tutti cercano di migliorarsi. Per mantenere un livello alto i nostri sacrifici dovranno essere tanti e dovremo lavorare molto duramente. In questi quattro anni ci saranno dei passaggi altrettanto importanti, come i prossimi mondiali di Londra 2017 e gli europei di Berlino 2018. Questi eventi sono appuntamenti in cui è importante farsi trovare preparati e competitivi per poter poi sognare Tokyo. Questa nostra pianificazione quadriennale prevede tanti obiettivi chiave che vorremmo realizzare: per esempio degli stage di aggiornamento all’estero e negli Usa, con allenatori professionisti e strutture adeguate. È un progetto molto impegnativo e costoso e non sarà per nulla facile, ma ovviamente ci proveremo… Abbiamo bisogno di continuare ad apprendere e di misurarci con tecniche e metodi evoluti per fare un altro salto di qualità.

 

Teresa Tardia

Teresa Tardia, PCC Coach ICF, opera a supporto dello sviluppo e della crescita delle persone e dei team. Approfondisce le proprie esperienze sia nelle medie che nelle grandi imprese.

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