Il futuro del lavoro

Come lavoreremo nel 2020

The Future of Jobs. Employment, Skills and Workforce Strategy for the Fourth Industrial Revolution Book Cover The Future of Jobs. Employment, Skills and Workforce Strategy for the Fourth Industrial Revolution
World Economic Forum
2016
160
Dal 20 al 23 gennaio si tiene a Davos il World Economic Forum, l’incontro annuale fra business leaders, accademici e policy makers di tutto il mondo. Quest’anno il tema del meeting è la “Quarta rivoluzione industriale”, cioè la nuova «convergenza di tecnologie che rende sempre più labili i confini tra il mondo fisico, quello digitale e quello biologico». La quarta rivoluzione industriale è destinata a causare nei prossimi anni trasformazioni profonde in tutti gli aspetti dell’economia, primo fra tutti il mercato del lavoro, come rileva il rapporto The Future of Jobs pubblicato dal World Economic Forum.

Il rapporto si basa su un’indagine condotta fra top executive delle maggiori aziende mondiali ed esamina le conseguenze che i mutamenti in atto potranno avere di qui al 2020 sui livelli occupazionali, sulle competenze professionali e sui modelli di reclutamento in diversi settori e paesi. Questi in sintesi i risultati della ricerca:

  1. Nei prossimi cinque anni il mercato del lavoro sarà attraversato da una “tempesta perfetta”, dovuta agli effetti combinati della rivoluzione tecnologica e di fattori socio-economici, geopolitici e demografici. Settori fino a poco tempo fa indipendenti (intelligenza artificiale, robotica, nanotecnologie, stampa 3-D, genetica, biotecnologia…) oggi crescono alimentandosi e amplificandosi reciprocamente. Altrettanto importanti sono gli effetti determinati dai più ampi trend socio-economici, geopolitici e demografici.
  2. Si creeranno meno nuovi posti di lavoro rispetto a quelli che andranno perduti. In base alle tendenze attuali, nel quinquennio 2015-2020 si prevede un saldo occupazionale negativo per oltre 5,1 milioni di posti di lavoro, dovuto a una perdita complessiva di 7,1 milioni di posti (due terzi dei quali concentrati in mansioni impiegatizie di routine) a fronte di 2 milioni di nuovi posti (principalmente in campi legati a informatica, matematica, architettura e ingegneria). Anche le occupazioni industriali e produttive vedranno un ridimensionamento, a fronte però di un migliore potenziale di riqualificazione e di riconversione, grazie alla tecnologia.
  3. Chi sceglie oggi il corso di laurea può puntare con fiducia su competenze scientifico-tecnologiche, ingegneristiche e matematiche (STEM), ma dovrà comunque continuare a imparare e a specializzarsi per tutta la vita. In tutti i settori e in tutte le aree geografiche emerge la richiesta di due nuovi profili: l’analista di dati e il rappresentante commerciale specializzato. Al primo le aziende chiedono di trarre un senso dal fiume di dati che la tecnologia mette loro a disposizione, al secondo affidano la commercializzazione delle loro nuove offerte a nuovi target di imprese e consumatori. Tra le figure direttive troveranno spazio i manager capaci di guidare le aziende attraverso il cambiamento.
  4. Nonostante il calo dell’occupazione, le aziende faranno sempre più fatica ad assumere. In tutti i settori ci sarà una spietata concorrenza per assicurarsi i talenti nelle famiglie professionali in forte crescita (come l’informatica, la matematica, l’architettura, l’ingegneria) e in altri ruoli strategici e specialistici. Per le aziende sarà prioritario riuscire a individuare modi efficaci per assicurarsi un valido canale di accesso ai talenti. Anche nelle famiglie professionali in calo, i profili saranno sempre più specializzati e sarà sempre più difficile trovarli, se si confermeranno le attuali tendenze in fatto di istruzione e competenze.
  5. La pressione a modificare costantemente le proprie competenze aumenterà sempre di più, indipendentemente dal lavoro svolto. I continui cambiamenti, tecnologici e non, renderanno sempre più breve il ciclo di vita delle competenze in possesso dei lavoratori. Inoltre, il mutare dei modelli di business spesso travolgerà anche interi sistemi di competenze in un arco di tempo molto ridotto. Anche le figure professionali destinate a ridursi di numero dovranno al tempo stesso dotarsi di nuove competenze. Nel 2020, per svolgere la maggior parte delle occupazioni, saranno richieste competenze che in oltre un terzo dei casi oggi non sono ancora considerate fondamentali. Le competenze tecniche dovranno essere integrate con forti competenze sociali e di collaborazione.
  6. La minaccia di un futuro senza lavoro a causa dell’automazione è destinata a diventare una profezia autoavverantesi, se imprese e lavoratori non prendono oggi delle contromisure. I business leader sembrano consapevoli dei rischi ma lenti ad agire con decisione. Solo il 53% dei direttori risorse umane si dice fiducioso nella capacità della propria organizzazione di dotarsi di una strategia del personale adatta ad affrontare le difficoltà dei prossimi anni. Dal canto loro, i lavoratori meno qualificati rischiano di restare vittime di un circolo vizioso, in esubero e senza prospettive di ricollocazione, se la violenza del cambiamento eroderà gli incentivi che dovrebbero consentire alle aziende di investire sulla loro riqualificazione.
  7. La formazione e l’occupazione dovranno essere al centro di un generale cambiamento di mentalità, che dovrà coinvolgere governi, imprese e individui. Le imprese non potranno più limitarsi a consumare passivamente capitale umano già pronto per l’uso, ma dovranno mettere lo sviluppo del talento e la gestione strategica del personale al centro dei loro piani di crescita. I governi dovranno mettere in atto più incisive riforme dei curriculum e della normativa lavoristica, che in alcune economie sono già in ritardo di decenni. Ognuno, infine, dovrà prendersi la responsabilità di sviluppare il proprio talento con forme di apprendimento continuo.

Michele Riva

Foto del profilo di Michele Riva
Ha diretto per quindici anni i libri di economia e management del Sole 24 Ore. È stato direttore responsabile de L'Impresa. È consulente di aziende e case editrici per la creazione di progetti editoriali tradizionali e digitali. Ha fondato e diretto la casa editrice milanese Serra e Riva Editori e ha lavorato alla divisione libri della Mondadori.

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