Comunicazione efficace: Terra chiama Apollo 13

Apollo 13 Book Cover Apollo 13

Regia: Ron Howard
Sceneggiatura: William Broyles Jr., Al Reinert
Soggetto: Jim Lovell, Jeffrey Kluger
Nazione: USA
Anno: 1995
Genere: Drammatico
Durata: 140'
Cast: Tom Hanks, Bill Paxton, Kevin Bacon, Gary Sinise
Produzione: Imagine Entertainment, Universal Pictures
Distribuzione: Uip - Cic Video Universal

Nell’aprile del 1970, il gigantesco razzo vettore Saturno V viene lanciato da Cape Kennedy e mette in orbita terrestre tre astronauti (Tom Hanks, Kevin Bacon e Bill Paxton). Improvvisamente una forte esplosione provoca un calo di pressione in uno dei serbatoi di ossigeno liquido del “modulo di comando”, mettendo in allarme l’equipaggio e il centro di controllo diretto dalla Nasa. Nessuno capisce cosa sia successo, occorre trovare una soluzione e spiegare, dalla Terra allo Spazio, come costruire il macchinario che salverà la vita agli astronauti.

Dalla Nasa, un gruppo di esperti, realizza un macchinario solamente con gli oggetti che probabilmente gli astronauti trovano a bordo dello shuttle. La vera missione è spiegare loro i passaggi necessari al montaggio, e qui Hollywood ci regala molti accorgimenti utili in fatto di comunicazione efficace.

Innanzitutto, per non creare confusione e non aggiungere difficoltà ad una comunicazione già per sua natura incredibilmente faticosa, si scelgono solo due interlocutori (addetto alle comunicazioni Nasa e Tom Hanks) che parlano uno per volta e riferiscono le procedure ai compagni. È molto importante infatti, in casi di emergenza, non sovrapporre le voci creando equivoci ed aprendo troppi canali di comunicazione non presidiati.

Questo fenomeno in comunicazione è regolato dalla formula di Thélèn, secondo la quale, per esempio, in un gruppo di nove persone si attivano ben trentasei canali di comunicazione! È quindi importantissimo, per la fluidità e l’efficacia della stessa, che in momenti salienti e per decisioni delicate parlino meno persone possibili.

Formula di Thélèn

Formula di Thélèn

Infatti, quando la costruzione del macchinario diventa operativa, Tom Hanks – anche se è il più alto di grado – cede la parola al suo collaboratore più esperto in ingegneria (Bill Paxton), in modo che parli direttamente con la base per avere le istruzioni. Anche la modalità con cui vengono date le istruzioni tiene conto dell’interlocutore e della precaria situazione in cui si trova: vengono infatti usati termini generici, oggetti comuni (un calzino) e riferimenti quali le «braccia» come lunghezza.

Ron Howard riesce a ricreare lo stereotipo della regia di tensione attraverso l’uso della macchina a mano (tecnica utilizzata per dare maggiore realismo alle scene, in modo che lo spettatore si immedesimi più facilmente nell’atmosfera ansiogena), ma lo fa con un’innovazione: i movimenti di camera non perdono la fluidità poiché nello spazio non c’è la gravità.

Vedremo quindi movimenti di camera a mano, in stile documentaristico, ma allo stesso tempo fluidi come se la macchina da presa fosse su steadicam. Inoltre l’inclinazione delle inquadrature, completamente sbollate, aiuta ancora di più ad aumentare la tensione e a far comprendere allo spettatore che il pericolo è imminente.

Al termine della costruzione del macchinario per l’ossigeno Tom Hanks riprende la parola con Houston, in quanto responsabile dell’equipaggiamento.

Grazie alla creatività degli ingegneri di Terra, alla collaborazione tra gli astronauti e alla perfetta chiave comunicativa tra gli interlocutori, il marchingegno funziona e il tasso di anidride carbonica scende, garantendo la sopravvivenza all’equipaggio.

Sulla Terra invece, nonostante il livello di tensione non sia da meno, le inquadrature sono su carrelli o dolly per enfatizzare la loro eccellente organizzazione nella gestione del problema. La Nasa è efficiente come un carrello del cinema.

Per approfondimenti segnaliamo Tecniche della comunicazione nella relazione d’aiuto (Gabrielli Editori, 2010) e L’arte di comunicare (FrancoAngeli, 2013).

Elisabetta & Davide Del Mare

Elisabetta Del Mare, dopo un decennio nella consulenza di direzione, è ora responsabile di Lateral Content (www.lateralcontent.com), società di coaching, hr e training a supporto del change management all’interno delle organizzazioni. Davide Del Mare, regista e fondatore di Lateral Film (www.lateralfilm.com), è responsabile della creazione, realizzazione e produzione di video per tv, web e aziende.

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