Gandhi per i manager

Gandhi per i manager

Gandhi per i manager. L'altra strada per un successo illuminato e pacifico Book Cover Gandhi per i manager. L'altra strada per un successo illuminato e pacifico
Jörg Zittlau
Ponte alle Grazie
2015
162
Non è la prima volta che si tentano accostamenti, in qualche modo anche arditi, fra grandi personaggi della storia, noti per visionarietà, profondità di pensiero, impegno umano e sociale, forte tensione spirituale o filosofica, e mondo manageriale. Buddha, Socrate, Gesù sono sicuramente degli esempi che più volte sono stati “piegati” a questo fine. L’obiettivo seguito da autori diversi, infatti, è stato quello di ispirarsi alla loro visione della vita per trovare nelle parole da loro dette, o comunque a loro attribuite, e soprattutto nei comportamenti specifici da loro messi in atto, riferimenti precisi utili anche per un agire manageriale più riflettuto, meno gretto e angusto, più orientato al servizio delle persone, socialmente più etico e responsabile.

Questo volume del tedesco Jörg Zittlau, un giornalista che sa divulgare con stile semplice e allettante temi vari, anche di filosofia e sociologia, e si è occupato di stress e di gestione dei conflitti anche in campo organizzativo, va in questa direzione, assumendo come modello per l’impresa il Mahatma Gandhi. Il sottotitolo del libro preannuncia con nettezza l’intenzione: L’altra strada per un successo illuminato e pacifico.

Per realizzare questo fine l’autore “saccheggia”, con leggerezza e simpatetictà, la vita e le opere di Gandhi, cercando di comporre quel quadro anche teorico di pensiero che il Mahatma si era sempre rifiutato di elaborare, avendo privilegiato l’azione alla concettualizzazione astratta. E poi, ricostruita questa mappa il più possibile organica di riflessioni e di azioni del grande leader indiano, ricava una quantità notevole di spunti operativi compatibili, a suo avviso, con uno schema di gestione alternativo, più intelligente e umano, del business e del sistema delle imprese.

Si può dire che nel complesso l’operazione di “contaminare” positivamente il management ricorrendo all’ispirazione di Gandhi sia riuscita: il libro si legge con gusto e gli stimoli per pensare, e soprattutto “ripensare”, non mancano. Ci sono sicuramente suggerimenti, se si vogliono cogliere, per cambiare non solo gli stili, ma la sostanza stessa dei comportamenti correnti: troppo spesso “tossici” per arroganza, egoismo, autoritarismo, onnipotenza, indifferenza sociale. E come tali non solo nocivi ai climi di convivenza organizzativa, ma stupidamente ottusi anche verso il mercato, e dunque controproducenti per i fini stessi del sistema delle imprese.

Lo sforzo dell’autore è quello di convincerci, pure con esempi piccoli ma significativi, che in fondo Gandhi può non essere così incongruo come sembrerebbe di primo acchito rispetto al freddo mondo aziendale, tutto calcolo e profitti.

Va tuttavia ammesso che percorre il libro, ineliminabile, un certo alone di “utopicità”. E il rischio che ne consegue è che, se questa sensazione non viene tenuta sotto controllo dal lettore, si possa rigettare anche “quel tanto di possibile” che, appunto perché “possibile”, chiederebbe solo di essere messo in pratica.

Può essere di aiuto, a questo proposito, non dimenticare la storia: pure l’indipendenza dell’India pareva un’utopia prima di essere raggiunta, a maggior ragione perché Gandhi immaginava di strapparla all’Inghilterra con la sola e rigorosa prassi della “non-violenza”. Eppure il “miracolo” ci fu: e fu tutto “terreno”. Affidato alla leadership e alla tenacia di un uomo e alla fiducia dei tanti che lo seguivano: e resta un grande insegnamento anche per noi, oggi. Forse taluni cambiamenti, nelle organizzazioni e nel business, li diciamo impossibili per crederli tali e restare “accomodati” nel nostro presente; e forse talvolta chiamiamo “utopia” semplicemente ciò che non abbiamo il coraggio (la forza, la perseveranza) di realizzare.

Da questo punto di vista a Zittlau va reso il merito di richiamarci a una riflessione che va davvero alla radice del nostro modo di essere: e ci interpella prima in quanto persone e poi, se abbiamo questo ruolo, in quanto manager.

Massimo Ferrario

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Consulente e formatore (da una vita). Leggo (di tutto), scribacchio (favole, aforismi, versi). Sono curioso. Amo «condividere, dissentire, comunque ri-pensare».

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