Il Cerchio

Il cerchio Book Cover Il cerchio
Dave Eggers
Fiction
Edizioni Mondadori
2014
396
Un romanzo, nelle sue aperture libere sul mondo, racconta – a volte – la realtà e il tempo in cui viviamo più efficacemente del miglior trattato sociologico. Il Cerchio di Dave Eggers (Mondadori, 391 pagine), scrittore, editore e saggista statunitense tra i più riconosciuti degli ultimi quindici anni, ci parla di un futuro a noi prossimo che in molti tratti è però già pieno presente. In una azienda hi-tech della west coast americana chiamata The Circle (che sembra ricalcare da vicino pur non nominandole mai direttamente le varie Apple, Facebook, Google) una giovane della provincia, fresca di laurea e con grandi ambizioni, inizia una nuova avventura professionale nel Dipartimento “Customer Experience”. Tutto sembra perfetto: gli spazi di lavoro innovativi ed accoglienti, i colleghi preparatissimi, il clima stimolante, il tempo pieno che riempie le giornate, i primi successi e riconoscimenti da parte dei capi. Ben presto però, dopo l’iniziale stupore davanti a un’organizzazione dove tutto è immaginabile e va alla velocità della luce, ci si accorge che anche a The Circle esiste una spessa area grigia, un “dark side of the moon fatto di controllo, monopolio delle informazioni e dei mercati (simboleggiato bene nel libro dall’immagine dello squalo che divora tutto quello che gli si presenta davanti), leadership opache che nascondono dietro a una patina di condivisione, engagement, ambiente sfidante, obiettivi nascosti e ambizioni sfrenate a danno della società intera. Fino all’epilogo dal finale aperto e non scontato.

La lettura è fresca e scorre via rapida. Il libro è interessante perché parla di tante cose tutte insieme: futuro, innovazione, organizzazione, lavoro. Qui di seguito tre veloci chiavi di lettura per dedicare qualche ora alla lettura de Il Cerchio:

  1. Capire la centralità di tecnologie e social media nelle nostre vite e nel business. Raramente capita nei vari articoli e paper professionali in cui ci si imbatte quotidianamente di avere una descrizione così chiara dell’importanza e pervasività che hanno acquisito i social network nelle nostre vite, nelle decisioni personali e pubbliche, nel nostro modo di essere consumatori e nei  percorsi e processi di acquisto che facciamo ogni giorno. Il libro ha il merito di dare un colore e una forza a tutto questo, inserendo il discorso su “digital” e “social” in un percorso narrativo che parte dalla protagonista e dal suo lavoro a The Circle – descritto con dovizia di particolari anche tecnici – per arrivare ad analisi ampie e argomentate su informazione, politica, economia, società. L’autore scava a piene mani nel desiderio di iper-connessione e iper-condivisione del moderno homo ludens, e fa dire ai protagonisti, in un dialogo di rara efficacia, la battuta: «Sappiamo tutti che moriremo, sappiamo tutti che il mondo è troppo grande perché si possa essere significativi. Così non abbiamo nessuna speranza se non quella di essere visti o sentiti, anche solo per un momento». Eggers descrive leve e percorsi profondi che hanno portato al successo della tecnologia come chiave di accesso all’esperienza del mondo e tramite nella costruzione dei nostri sistemi sociali di relazione. Andy Warhol aveva anticipato, da visionario, alcuni meccanismi autocelebrativi che muovono il comportamento umano, quarant’anni fa; Eggers rinforza il messaggio adattandolo alla società post moderna e alla nuova era 3.0.
  2. Riflettere sull’importanza della privacy ai tempi dell’economia digitale. Il libro sviluppa bene l’idea di una società distopica in cui trionfa l’ideologia della trasparenza assoluta; dove tutto ciò che succede – istante per istante, centimetro per centimetro – deve essere conosciuto e dato in pasto alla bestia affamata che è l’agorà della rete; dove i segreti – anche più intimi, profondi, privati delle persone – «diventano bugie quando non condivisi» e dove «la privacy è un furto degli individui ai danni della comunità». Questa visione spaventa non poco e apre uno spazio di riflessione rispetto a quanta poca educazione e cultura, probabilmente come in ogni fase storica di spontaneismo ottimistico legato a un ciclo espansivo e di innovazione, si faccia oggi su questi temi. Tutto tende a essere un po’ esasperato e gonfiato da Eggers, ma allo stesso tempo nel libro si sollevano, in filigrana nell’intreccio narrativo, questioni di importanza epocale che caratterizzeranno il dibattito politico e del business da qui ai prossimi anni.
  3. Quando la retorica dell’innovazione diventa Grande Fratello 3.0. Nel Cerchio, nascosto abilmente dietro a una patina di leggerezza, affabilità di relazioni, richiamo continuo alla libera espressione di idee, punti di vista personali, progetti, c’è il totale e pervasivo controllo dell’organizzazione sull’individuo, della struttura sulla persona, della “macchina” sull’uomo.  Nel Cerchio si rimane solo ponendo una fideistica adesione a valori, sistemi simbolici, riti e modalità comportamentali stabiliti dai fondatori e poi fatti propri – come mantra riproposti in ogni momento di vita aziendale – da parte di tutti. La deviazione, la discrezionalità individuale, il libero contributo che portano vera innovazione non esistono; ogni decisione è quantificabile, misurabile, controllabile e controllata da qualcuno. La piena trasparenza nella valutazione delle prestazioni e i continui e quasi ossessivi feedback dati H-24, 365 giorni all’anno, diventano la tomba del contributo del singolo e la forma di esaltazione di un controllo “all inclusive”. Tutto viene vissuto in chiave utilitaristica e scompare la sfera emozionale. Chi prova ad alzare la testa viene respinto o risucchiato dall’organizzazione.

Il meccanismo risulta un po’ ingenuo e forzato in alcuni passaggi da parte di Eggers che non risparmia al lettore qualche esagerazione e ridondanza, ma ancora una volta il libro apre questioni di estrema attualità per l’interpretazione della nostra società e, perché no, indirettamente, una riflessione aperta su possibili derive per le nostre organizzazioni di lavoro.

Per concludere, in The Circle manca certamente la metà mezza piena del bicchiere e una visione permeata da un pizzico di ottimismo e speranza; non vengono (se non indirettamente) abbastanza valorizzate le opportunità fantastiche che il web e la tecnologia hanno generato negli ultimi anni, i nuovi mercati aperti, lo sviluppo individuale e professionale di molti, la possibilità di essere in contatto in tempo reale con il mondo alla velocità di un click. Tuttavia la lettura diventa utile per sentire una voce fuori dal coro rispetto alle tante retoriche positiviste “senza se e senza ma” associate spesso al mondo delle nuove tecnologie e dei social e per aprire delle finestre di comprensione sulla realtà digitale attuale e futura. Perché sempre, quando si conoscono i rischi che sono sul campo, poi si governa quello che si ha con rinnovata consapevolezza, impatto e presenza.

Andrea Guarini

Responsabile Comunicazione e Media Relations di ISTUD Business School, coordina l’Ufficio Stampa, gli eventi istituzionali ISTUD, oltre ad occuparsi di marketing, social media e comunicazione corporate e di prodotto presso l’Istituto di Baveno. Laurea in Relazioni Pubbliche presso l’Università IULM di Milano, ha coordinato alcuni Progetti Formativi della Fondazione ISTUD tra i quali “Becoming Global”, per senior e top manager, ed è docente nei Master Post Laurea ISTUD sui temi della comunicazione digitale, interna, esterna ed organizzativa. È inoltre autore di articoli e contributi su economia e management per riviste specializzate on line.

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