Il discorso di Emma Watson all’Onu sul femminismo

L’attrice inglese Emma Watson, molto nota per il personaggio di Hermione nei film di Harry Potter, è stata nominata ambasciatrice della sezione delle Nazioni Unite che si occupa della parità di genere e il 20 settembre 2014 ha tenuto un discorso sui diritti delle donne alla sede dell’Onu di New York. L’occasione era il lancio della campagna “He for She” (“lui per lei”), per incoraggiare gli uomini a battersi insieme alle donne contro le disuguaglianze di genere. Il video del discorso è circolato moltissimo online, ha avuto oltre 11 milioni di visualizzazioni e ha generato ben 1,2 miliardi di conversazioni sui social media. È stato uno dei discorsi pubblici dell’anno e molti hanno scritto che abbia cambiato le regole del gioco sull’argomento. (Il testo del discorso si può leggere sul sito di Un Women, oppure qui tradotto in italiano).

Che cosa ha detto Emma Watson? In primo luogo, ha definito il femminismo come “la convinzione che uomini e donne debbano avere uguali diritti e opportunità. È la teoria dell’eguaglianza politica, economica e sociale dei sessi”. Questa definizione è semplice e inclusiva, a differenza di altre che hanno finito per trasformare la lotta per i diritti delle donne in una specie di sinonimo di “odiare gli uomini”. La parità dei sessi, ha spiegato l’attrice, comprende obiettivi molto chiari anche se impopolari: “Penso che sia giusto che io, come donna, sia pagata lo stesso di quanto sono pagati i miei colleghi uomini. Penso che sia giusto che io possa prendere delle decisioni riguardo al mio corpo. Penso sia giusto che ci siano donne coinvolte per mio conto nel processo politico e decisionale del mio Paese. Penso che sia giusto che mi sia dato lo stesso rispetto che è riservato agli uomini. Ma purtroppo posso dire che non c’è un singolo Paese in tutto il mondo dove le donne possono aspettarsi di ricevere questi diritti. Nessun Paese del mondo può dire di aver raggiunto la parità di genere”.

In secondo luogo, Emma Watson ha raccontato in che modo le sue convinzioni sono nate da precise esperienze personali. Di privilegiata, che ha avuto la fortuna di non subire reali discriminazioni né in famiglia, né a scuola, né sul lavoro. Ma anche di ex ragazzina che a otto anni veniva rimproverata perché considerata troppo “prepotente”, mentre ai maschi non accadeva la stessa cosa.

Terzo, l’attrice si è rivolta direttamente ai maschi, invitandoli a riconoscere la parità di genere come un problema che li coinvolge direttamente. “Ho visto uomini resi fragili e insicuri da un’idea distorta di quello che significa successo per un maschio. Nemmeno gli uomini hanno la parità di genere”. Conviene anche ai maschi battersi oggi non solo “perché le loro figlie, le loro sorelle e le loro madri siano libere dal pregiudizio, ma anche perché ai loro figli sia permesso di essere vulnerabili e umani — recuperando quelle parti di loro che hanno abbandonato e diventando così delle versioni più complete e vere di loro stessi”.

Infine, la Watson è riuscita a racchiudere l’importanza e l’urgenza del suo messaggio in una vivida immagine del futuro: “Se non facciamo nulla, ci vorranno 75 anni, o per me di compierne 100, prima che una donna possa aspettarsi di essere pagata quanto un uomo. Nei prossimi 16 anni, ci saranno 15,5 milioni di spose bambine. E al ritmo attuale, ci vorrà fino al 2086 prima che le ragazze dell’Africa rurale possano avere accesso all’educazione secondaria”.

Il discorso di Emma Watson è risultato incisivo e ben scritto, ma non avrebbe avuto lo stesso successo se l’attrice non avesse saputo suonare al meglio le giuste corde emotive e non verbali. Visibilmente nervosa, non ha fatto niente per nasconderlo, facendo così risaltare la sua determinazione nel mettersi in gioco per una causa importante. Ha rievocato con sincerità momenti e situazioni della sua vita personale. Soprattutto, ha superato la paura più grande: quella che l’Onu non fosse disposta a prendere troppo sul serio la ragazzina di Harry Potter. Come? Semplice: dichiarandola apertamente in pubblico e scherzandoci sopra per esorcizzarla.

Redazione

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