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Il personal branding, per tutti

Dopo decenni in cui le teorie di management si sono concentrate sul miglioramento continuo delle competenze tecniche e relazionali, la nuova frontiera è quella della creazione del proprio packaging o meglio della propria immagine, visto che stiamo parlando di persone e non di prodotti. L’idea è stata lanciata nel 1997 da Tom Peters, guru del management statunitense. In un articolo intitolato The brand called YOU, Peters affermava che indipendentemente da età, titolo di studio o tipo di lavoro ognuno di noi è l’amministratore delegato (Ceo, per dirla con Peters) dell’azienda ME, Inc. e che per rimanere sul mercato il lavoro più importante è diventare il responsabile marketing della propria azienda.

Alla fine degli anni novanta il messaggio di Peters era probabilmente avveniristico e potenzialmente interessante solo per i liberi professionisti. Oggi, complice la pesante crisi che ha cambiato i connotati del mondo del lavoro, diventa interessante anche per chi opera all’interno del mondo aziendale. In un mondo dove la competizione per il lavoro non si vince più solo con le competenze possedute o con un CV di tutto rispetto, “personal branding” sta diventando un termine familiare. In un prossimo futuro, anche per chi lavora in azienda, la scelta non sarà più se avere un sito o meno, se essere o meno presenti e attivi sui social media, ma capire quali valori trasmettere e quali messaggi diffondere.

Di che cosa si tratta nello specifico? Il personal branding è quel processo che aiuta a costruire e gestire la propria impronta – o per dirla in gergo aziendale, il proprio marchio – senza lasciar fare al caso. In un mondo professionale sovraffollato e in evoluzione, rendersi visibili e mettere sotto la luce dei riflettori ciò che distingue dagli altri è e sarà un reale vantaggio competitivo.

Nel percorso di personal branding, il primo passo consiste nell’identificare una strategia di comunicazione, partendo da una chiara individuazione degli obiettivi che si vogliono raggiungere, per arrivare a costruire una storia di sé genuina e che si possa capire e ricordare. Uno studio “a tavolino” su se stessi e come si vuole essere percepiti non toglie naturalezza alla propria figura personale e professionale: anzi, l’autenticità è la vera chiave su cui basare la comunicazione, digitale e non. L’obiettivo del personal branding è di offrire una promessa al pubblico di clienti, colleghi a cui vogliamo rivolgerci. Se questa promessa coincide con ciò che effettivamente siamo, tutto è molto più semplice.

Anna Tonti

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