Il problem solving ai tempi di Pulp Fiction

Pulp Fiction Book Cover Pulp Fiction

Regia: Quentin Tarantino
Sceneggiatura: Quentin Tarantino, Roger Avary
Soggetto: Quentin Tarantino, Roger Avary
Nazione: USA
Anno: 1994
Genere: Thriller, drammatico, commedia  nera
Durata: 154'
Cast: John Travolta, Uma Thurman, Samuel L. Jackson, Harvey Keitel
Produzione: A Band Apart, Jersey Films, Miramax Films
Distribuzione: Cecchi Gori Group

Oscar per la migliore sceneggiatura, candidato a sei nomination e palma d’oro a Cannes, Pulp Fiction rimane un capolavoro assoluto del cinema recente. Quentin Tarantino, regista all’epoca poco più che trentenne, inscena un capolavoro pop fatto di citazioni e rimandi temporali, in cui la forma della “digressione” domina, dando nuova vita a situazioni cinematografiche altrimenti molto classiche. Il divertimento si mescola alla violenza, il dialogo brillante alla drammaticità delle situazioni, mentre il tempo e lo spazio subiscono giravolte, facendoci chiedere di continuo a che punto della storia siamo.

Nella scena che proponiamo, vediamo due gangster al soldo di un importante boss (John Travolta e Samuel L. Jackson) che, per errore, sparano a un ragazzo seduto sul sedile posteriore della loro auto. Impossibilitati a percorrere le strade della città, trovano rifugio presso un appoggio appartenente al loro malavitoso giro (Quentin Tarantino). Chiamato d’urgenza dal boss, arriva il problem solver: Mr Wolf (Harvey Keitel), che col tempo a sfavore deve rimettere a posto la situazione prima di attirare le attenzioni della polizia.

L’inizio della sequenza ci presenta il personaggio in tre semplicissime inquadrature: il campo largo della strada, fino al dettaglio dell’auto veloce in frenata, il particolare di un dito che suona il campanello, il carrello in avanti che mostra Mr. Wolf in primo piano (l’unico in tutta la sequenza). Un linguaggio registico essenziale per descrivere la dote principale del personaggio: l’efficienza nella sua semplicità d’azione. Non vedremo mai Mr. Wolf in scene costruite con difficili movimenti di camera, in cui Tarantino è maestro: lui è un personaggio razionale, che pensa e agisce, così anche la regia che lo racconta è concepita a storyboard, come uno spot pubblicitario del personaggio.

L’atteggiamento di Mr. Wolf appare fin da subito freddo, cinico e assertivo. È molto deciso e sicuro di sé, questo perché ha chiare in mente le priorità secondo cui operare e le persone a cui delegarle: «Abbiamo quaranta minuti, che se fate quello che vi dico quando ve lo dico, sono sufficienti».

Il resto della sequenza inganna, perché sembra avere la classica regia di un discorso motivazionale, fatta di sole inquadrature larghe a piano a tre o piano a due, per contestualizzare la situazione (problemi e soluzioni): scene che solitamente terminano con incisivi primi piani del leader pronto a motivare le sue persone per uno scopo comune. Ma Mr. Wolf è tutt’altro che un leader e infatti, autorevole, non tenterà di motivare nessuno. In tutta la sequenza vediamo solo dei campi larghi, in cui Mr. Wolf, unico personaggio onnipresente al centro di tutti, spiega cosa bisogna fare e si aspetta che le cose vengano fatte senza discussioni. Non avremo nessun suo primo piano e non conosceremo mai le sue emozioni, forse perché il suo metodo pragmatico le rende superflue.

Il suo modo di operare non è frutto di un improvviso atto di creatività o di pensiero laterale. È basato sull’applicazione di un metodo sistematico e rigoroso, attraverso una precisa logica di intervento, secondo la quale rigore e inventiva si completano e alimentano a vicenda: «Penso in fretta, parlo in fretta». Mr. Wolf si rifà alla sua esperienza passata e alla capacità di osservare il contesto di riferimento per trarne il massimo: «Jimmy, la tua sembra una casa ben curata, il che mi fa pensare che in garage o sotto il lavandino hai molti prodotti e detersivi…».

Nel problem solving infatti, ragionare per priorità aiuta a scomporre il problema in tutte le sue parti, semplifica il contesto di riferimento e aiuta a trovare soluzioni pertinenti.

Il pensiero con cui ragiona Mr. Wolf si differenzia dalle logiche tradizionali per la sua capacità di mettere a punto un modello di intervento sempre nuovo, sulla base di obiettivi e specifiche caratteristiche del problema affrontato, piuttosto che di una teoria rigida e precostituita.

Risolvere i problemi è un’attività faticosa! Si impara con la pratica, non solo con la teoria. È un’attività che incorpora anche i processi cosiddetti di problem finding e problem shaping.

Per saperne di più, segnaliamo La pratica del problem solving. Come analizzare e risolvere i problemi di management, di Giovanni Alberti, Alberto Gandolfi, Giuseppe Larghi (Franco Angeli, 2014).

Elisabetta & Davide Del Mare

Elisabetta Del Mare, dopo un decennio nella consulenza di direzione, è ora responsabile di Lateral Content (www.lateralcontent.com), società di coaching, hr e training a supporto del change management all’interno delle organizzazioni. Davide Del Mare, regista e fondatore di Lateral Film (www.lateralfilm.com), è responsabile della creazione, realizzazione e produzione di video per tv, web e aziende.

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