Il segreto del talento

Il segreto del talento Book Cover Il segreto del talento
Sandro Catani
Garzanti
2015
180
«Col talento si nasce, talentosi si diventa». Potrebbe essere questa la sintesi che mi costruisco in mente mentre termino la lettura dell’ultima pagina di questo breve saggio di Sandro Catani: uno stimolo intenso e ben argomentato, anche per lo stile non serioso che lo rende decisamente accattivante e agile, su una questione seria, ma ancora troppo spesso più proclamata (e con approcci opinabili) nelle slide dei convegni, che attuata in forma di prassi rigorosa nei luoghi educativi (famiglia, scuola, impresa).

Il messaggio che ne esce è duplice: da una parte apre alla fiducia che tutti, se vogliono, possono usare ciò di cui sono naturalmente dotati per eccellere in ciò per cui si sentono più “portati” (perché non esistono esseri umani superiori predestinati a essere “vincenti” sugli altri); ma nello stesso tempo, implicitamente, chiama alla responsabilizzazione generalizzata individui e società (perché se l’ambiente, e non i geni, sono alla fine determinanti, occorre che contesto e persone si diano da fare per valorizzare i talenti che sono depositati in noi).

Interessante è il richiamo etimologico che apre Il segreto del talentotàlanton, in greco, significava originariamente “inclinazione della bilancia”, quindi “peso”, quindi “misura”. In fondo, tre accezioni che vanno a insistere su una parola, oggi un po’ troppo abusata, ma che resta essenziale e imprescindibile: “valore”. Ecco, il problema dunque è “dare valore”, quindi “peso”, alle nostre “inclinazioni”: prima scoprirle, poi assecondarle e infine impiegarle dando loro piena espressione.

Non è un processo facile e, soprattutto, non è gratuito: occorre governare un mix di stati d’animo, atteggiamenti e comportamenti che, partendo dallo scoprire se stessi, comprendono il sognare, l’ispirarsi, il progettare, il pianificare e che si riversano poi in azioni concrete e mirate, le quali richiedono fatica, sforzo, anche dolore (basti pensare ai sacrifici necessari ai campioni sportivi per conquistarsi le vittorie). Senza un lavoro duro e costante sul talento-che-è-in-noi, il talento resta dissotterrato e improduttivo, come nella famosa parabola evangelica.

Nessun “elitismo”, dunque, legato alla predeterminazione biologica, comoda e rassicurante: ci si esonera dall’agire e ci si affida, con piacere o con rancore, a chi è creduto di “razza superiore”. Ma una consapevolezza impegnativa: tutti, anche se di qualità diversa, abbiamo stoffa. Il punto è che tra la stoffa e il vestito ci siamo noi e l’ambiente, macro e micro: non nasciamo sarti, ma il mestiere di sarto possiamo apprenderlo, anche a partire da luoghi che ci aiutino a capire di che stoffa siamo fatti e ci facilitino il compito di tagliare-e-cucire le nostre potenzialità per renderle attuali.

La posizione “teorica” dell’autore è supportata da una esperienza pluriennale nel campo dello sviluppo delle organizzazioni e delle persone.

Il saggio, comunque, nella prima parte, oltre a riferire aneddoti presi da ogni settore della vita, cita studiosi, esperti e risultati di ricerche che confermano questa visione “democratica” del talento: il ritmo veloce e lo stile fresco e colloquiale fanno correre le pagine.

La seconda parte vuole invece offrire una mappa empirica di come il talento può essere messo a frutto: delle condizioni in cui può crescere, esprimersi e continuamente alimentarsi. Vengono in aiuto per questo una quindicina di testimonianze di successo, scelte dai campi di attività più disparati (sport, ristorazione, sharing economytop management, scultura, consulenza legale, università, musica, alta moda, consulenza direzionale, ecc): sono interviste essenziali e tutte di impatto, che offrono abbondante materiale di riflessione.

Anni fa, un libro, diventato subito famoso nell’ambiente manageriale, annunciava la “guerra dei talenti“, incitando le imprese, in stretta competizione tra loro, a “dare la caccia” ai “fuoriclasse”, visti come le risorse cruciali per conquistarsi il predominio sui mercati.

La lettura del saggio di Sandro Catani, invece, invita tutti, imprese e individui, a guardarsi dentro per tirare fuori il meglio che già abbiamo. Magari non saremo i supereroi che sogniamo, ma forse la società, le imprese e noi come singoli, più che di pochi “talenti superstar”, spesso tra l’altro soltanto sedicenti (ma lo si scopre “dopo”), abbiamo bisogno di “talentosità”: molta, migliore e più diffusa. Un bisogno sempre più urgente, in una società sempre meno riconducibile a schemi e con una complessità e una turbolenza la cui governabilità non può che essere affidata alla dimensione orizzontale di noi tutti più che alla dimensione verticale di pochi “ariani” al comando.

Una versione di questa recensione è stata pubblicata sul blog di Massimo Ferrario, Mixtura.

Massimo Ferrario

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Consulente e formatore (da una vita). Leggo (di tutto), scribacchio (favole, aforismi, versi). Sono curioso. Amo «condividere, dissentire, comunque ri-pensare».

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