La leggenda di Bagger Vance: coaching a colpi di swing

La leggenda di Bagger Vance Book Cover La leggenda di Bagger Vance

Regia: Robert Redford
Sceneggiatura: Jeremy Leven
Soggetto: Steven Pressfield (romanzo)
Nazione: USA
Anno: 2000
Genere: Drammatico, sportivo
Durata: 126'
Cast: Will Smith, Matt Damon, Charlize Theron
Produzione: Jake Eberts, Michael Nozik e Robert Redford
Distribuzione: 20th Century Fox

Tratto dall’omonimo romanzo di Steven Pressfield, La leggenda di Bagger Vance è uno straordinario film diretto da Robert Redford. Rannulph Junuh, giovane e talentuoso giocatore di golf degli Stati Uniti, parte per la prima guerra mondiale. Una volta ritornato a casa appare senza speranze, traumatizzato dal conflitto bellico e dedito all’alcool per dimenticare il passato. Dieci anni dopo, qualcuno finalmente si ricorda di lui come campione; viene organizzato un torneo con i due più grandi giocatori d’America (Bobby Jones e Walter Hagen) e il ragazzo, grazie a un misterioso e straordinario caddie (Will Smith), riesce a ritrovare la voglia di vivere e di vincere.

Nello spezzone che vi proponiamo troviamo il giovane Rannulph in preda allo sconforto: durante un’importante gara di golf la sua pallina è finita in mezzo ad un bosco. Tirarla fuori da rami, fango, rovi, foglie e alberi per riportarla sul green è impresa impossibile. È in svantaggio rispetto agli avversari e sembra che davvero non ci sia soluzione.

È l’intervento del suo caddie a ribaltare la situazione: lo incita a superarsi, lo spinge a rievocare i tempi in cui era un grande campione, gli palesa la via, gli ricorda che ha tutte le competenze necessarie per tirare quello swing…

L’inquietudine iniziale di Rannulph è raccontata con un linguaggio molto claustrofobico grazie all’utilizzo di ottiche telate. Redford è bravo nel raccontare allo spettatore la sua visione degli stati d’ansia, dove l’occhio non vede l’insieme del contesto ma si restringe e non sa su cosa focalizzarsi. Dall’arrivo del caddie le inquadrature cambiano, iniziano a essere più ferme e ruotano attorno a Rannulph tentando di ridargli una visione concreta della situazione attorno a lui.

Spesso si pensa che l’unico modo per essere un buon coach sia insegnare qualcosa a un’altra persona, ma anche il sostegno, l’incoraggiamento, la presenza e la fiducia riposte nel coachee rappresentano un importante stile di coaching.

Il “capo coach” è chiamato quindi a costruire obiettivi sfidanti ma raggiungibili coinvolgendo i propri collaboratori; delegare quando è possibile, in modo che i collaboratori imparino a sviluppare azioni migliori; creare un ambiente che incoraggi l’assunzione di rischi; riconoscere i punti di forza e celebrare i successi; valorizzare le diversità; insegnare a “volare” e comprendere ciò che i collaboratori “intendono dire”.

È quanto accade in questa densissima scena: Will Smith sa quali leve utilizzare per ottenere il meglio da Matt Damon. Possiamo definire il coaching come una relazione fiduciaria, che attraverso un investimento personale profondo genera performance professionali superiori appagando il desiderio di autosviluppo.

Sarà solo quando ci sarà contatto visivo frontale tra i due che tutto cambierà. La perdita dello stress di Rannulph viene raccontata con due zoom fino a stringere sui primi piani dei due personaggi. La tranquillità e la sicurezza che il caddie vuole trasmettere passano attraverso questi due movimenti di camera. L’uso dello zoom, rispetto a un carrello in avanti, serve a trasmettere allo spettatore la stessa concentrazione ritrovata nel nostro protagonista, che finalmente si focalizza sulla via d’uscita che la pallina deve infilare.

Il bravo coach non mostra come fare uno swing, ma porta il proprio coachee nella condizione di farlo al meglio. L’ultimo accentuatissimo zoom in avanti prima del lancio verso il green regala a Rannulph il colpo perfetto.

Per approfondimenti segnaliamo La via dell’arciere. L’incredibile storia di un manager e di come cambiò la sua vita (Rapsodia Edizioni), un romanzo intenso con imprevedibili risvolti sul coaching, e il più classico e pragmatico Coaching per manager (FrancoAngeli).

Elisabetta & Davide Del Mare

Elisabetta Del Mare, dopo un decennio nella consulenza di direzione, è ora responsabile di Lateral Content (www.lateralcontent.com), società di coaching, hr e training a supporto del change management all’interno delle organizzazioni. Davide Del Mare, regista e fondatore di Lateral Film (www.lateralfilm.com), è responsabile della creazione, realizzazione e produzione di video per tv, web e aziende.

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