L’arte di strisciare

L'arte di strisciare. Come avere successo nella vita e nel lavoro Book Cover L'arte di strisciare. Come avere successo nella vita e nel lavoro
Paolo Iacci
Guerini NEXT
2015
142

Chi si lasciasse influenzare da titolo e sottotitolo della copertina, L’arte di strisciare. Come avere successo nella vita e nel lavoro, potrebbe pensare all’ennesimo libro di autoaiuto, stavolta diretto a imparare a strisciare meglio: manca il numero delle mosse per raggiungere il successo assicurato e poi siamo in pieno how to americanoide.

Chi conosce però la serietà dell’autore, esperto di organizzazione e management, e noto per diversi precedenti volumi di qualità sui temi del sociale e dell’impresa, e la reputazione dell’editore, che pubblica da anni volumi preziosi di riflessione anche sull’attualità, non può equivocare: e infatti le pagine, tutte godibili per l’analisi puntuale e anche qua e là radicale del fenomeno indicato in copertina, smentiscono qualsiasi pregiudizio negativo.

Lo stile ironico di Iacci e la sua capacità di usare lievità anche nel trattare temi impegnativi prendono da subito il lettore, che è condotto con facilità a ripensare a come troppo spesso, nella cultura italiana, il sano “fare rete”, o l’indispensabile “fare squadra”, finisca per degradare nei comportamenti di “cordata” o, addirittura, di “cosca mafiosa”. Una sorta di “familismo amorale”, aggiornato ai tempi, da cui non riusciamo ad emendarci: dove i parenti, stretti e larghi, gli amici e gli “amici degli amici” costituiscono il supporto fondamentale, talvolta unico, per raggiungere i gretti scopi individualistici di potere e successo; e dove lo strisciare, nelle sue forme anche più sfumate, ma non meno perniciose, del compiacere, del colludere o dell’adulare, diventa il mezzo cruciale per la scalata gerarchica e di status, con tanti saluti ai valori, sempre proclamati, del merito e della responsabilità.

Certo, come sempre bisogna evitare di fare di ogni erba un fascio: c’è chi non ci sta e non striscia. Ma Iacci, a mio avviso giustamente, coglie una tendenza forte e maggioritaria, non sufficientemente contrastata, almeno sul piano pubblico, anche da chi non asseconda lo “spirito del tempo” e cerca di ricordare, a se stesso e agli altri, che l’uomo, procedendo eretto da ormai milioni di anni, dovrebbe finalmente far corrispondere a questa postura fisica una altrettanto netta postura psicologica.

Ho detto del taglio leggero e anche ironico che rende fluida e accattivante la lettura: nessun moralismo, molto pragmatismo e lo sforzo di affrontare con equilibrio la materia. La denuncia del fenomeno è netta: merito e responsabilità restano troppo spesso solo parole e manca una classe dirigente. Credo sia da condividere analisi e conclusione.

Anzi, per quel che importa il mio pensiero, aggiungerei drasticità e radicalità: ai comportamenti striscianti, adulatori, collusivi non va concesso nulla. Le consorterie più o meno mafiose uccidono anche quando non uccidono, perché producono sclerosi organizzativo-culturale, tanto più grave in quanto non sempre immediatamente visibile: apparentemente tutto funziona, ma in realtà non c’è sviluppo, nel migliore dei casi c’è stallo, più spesso è garantito il degrado. Non è solo un problema etico, di individui e di società, ma di efficacia dei sistemi.

L’adulazione non va confusa con le sane e doverose lodi (sincere) che contribuiscono a rendere calde le relazioni o con l’ancor più doveroso rispetto che si deve all’altro anche quando la critica al suo operato è dura e severa. Per evitare il cancro del conformismo, abbiamo bisogno di rapporti aperti, chiari, trasparenti e sinceri, costruiti non da “maschere”, bensì da in-dividui (persone intere: cioè, almeno come tentativo, integre) che vogliano e sappiano intrecciare scambi dando contributi dialettici di opinioni, competenze, esperienze: per aumentare l’ingaggio di noi tutti nelle organizzazioni e nella società e per incrementare la qualità, e la conseguente probabilità di efficacia, delle decisioni che assumiamo: sempre più problematiche nei contesti sempre più complessi in cui, e con cui, ci troviamo a convivere.

Il contributo di Iacci in questo senso è prezioso per (ri)pensare questi pensieri.

Massimo Ferrario

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Consulente e formatore (da una vita). Leggo (di tutto), scribacchio (favole, aforismi, versi). Sono curioso. Amo «condividere, dissentire, comunque ri-pensare».

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