Le bugie del marketing

Le bugie del marketing

Le bugie del marketing: Come le aziende orientano i nostri consumi (Marketing e management) Book Cover Le bugie del marketing: Come le aziende orientano i nostri consumi (Marketing e management)
Martin Lindstrom
Hoepli
2012
256
Mi sono laureato con una tesi sulle tecniche di persuasione applicate al Marketing e alle Vendite. Sono partito dal pensiero di Vance Packard riassunto nel suo classico I persuasori occulti per poi approfondire le teorie dello psicologo statunitense Robert Cialdini, autore de Le armi della persuasione. Libri fondamentali per capire gli sforzi che l’industria del marketing e della comunicazione impiega per vendere. Il libro di Martin Lindstrom, Le bugie del marketing: Come le aziende orientano i nostri consumi, si inserisce in questo filone.

L’autore, guru del marketing e consulente per aziende come McDonald’s, Procter & Gamble e Microsoft, in questo libro “cambia casacca”. Dismette quella di consulente strategico e si mette dalla parte dei consumatori, svelandoci i trucchi che le aziende usano per farci comprare sempre più cose.

Come ci ricorda Lindstrom, la pubblicità lavora molto sulle nostre paure: di non avere successo, di non avere abbastanza amici, di non essere stimati, apprezzati. L’essere umano ha un bisogno istintivo di socialità e di appartenenza. Gli smartphone hanno alimentato questa paura di restare soli o di essere percepiti come individui solitari. Questa insicurezza, per l’autore, ha contribuito al successo del social più contagioso dei nostri tempi: Facebook. Perché? È su Facebook che si mandano gli inviti, si pubblicano foto delle feste, ci si scambia messaggi. Non esserci, per molte persone, è come non esistere.

Diversi studi sugli adolescenti citati in questo libro evidenziano come, per essere popolari, i ragazzini indossino gli abiti indossati dai ragazzi più popolari: Gap, Nike, Abercrombie. «Un sondaggio condotto su 112.000 teenager in trenta nazioni ha evidenziato come la metà dei ragazzi ha affermato che non comprerebbe mai un capo d’abbigliamento se il logo del brand non fosse visibile». Il marchio deve anche costare di più rispetto agli altri. I prodotti di tendenza riescono, in nome dell’esclusiva, a imporre un premium price più alto, come Apple e Abercrombie insegnano.

Siete soddisfatti per aver comprato quegli occhiali Chanel o quella borsa Vuitton da un temporary shop nel sottopassaggio della metropolitana (“temporary” nel senso che sparisce appena si profila all’orizzonte una pattuglia di vigili)? Come vi spiegherà l’esperimento citato nel libro, in realtà l’acquisto di un prodotto falsificato ha abbassato un po’ il vostro livello di autostima e aumentato i vostri sensi di colpa. Anche questo rappresenta la forza di un brand.

Perché dunque leggere Le bugie del marketing? Se siete un marketer aggressivo, questo libro vi racconterà le ultime frontiere della sperimentazione psicologica e neurologica applicata ai fini commerciali. Se siete dei semplici consumatori, come lo siamo tutti, vi metterà in guardia di fronte ai tranelli del marketing. Se poi decidete di proseguire nell’acquisto, almeno sarà una scelta consapevole.

Marco Lucarelli

Laurea in Comunicazione e un Master in Business Administration al MIP-Politecnico di Milano, lavora a Milano in una multinazionale. Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, scrive di management, tecnologia e cambiamento organizzativo sul blog Letture per Manager. Condivide quello che legge anche su Twitter e sulla rubrica per crisiesviluppo.manageritalia.it dal titolo #letturexmanager, ricca di recensioni, segnalazioni e titoli utili per la professione, il business e la vita quotidiana di manager e non. Su LinkedIn trovate il suo profilo completo.

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