V. Kandinsky - Jaune Rouge Bleu

Nonsense: The Power of Not Knowing

Nonsense Book Cover Nonsense
Jamie Holmes
Broadway Books
2016
336
Nonsense di Jamie Holmes è un libro straordinariamente necessario. Da anni sostengo e stimolo i miei studenti (masterandi e manager) a considerare che la cifra identitaria di questo nuovo secolo è la complessità e che questa va abbracciata, non negata.

Ovviamente non sono il solo, anzi in molti campi, dalla filosofia, alla scienza, si tratta di una verità acquisita, ma nel mondo della management education ed in qualche modo del consulting tale affermazione viene regolarmente contraddetta da un’offerta di risposte e soluzioni “facilmente implementabili”, figlie di approcci vecchi, riduzionistici se non semplicistici, basati su presunti rapporti di causa ed effetto, che non reggono alla prova dei fatti di una realtà sempre più imprevedibile. Basti pensare alla crisi del 2008, alla Brexit, a Trump e a tutti i cigni neri che sempre più frequentemente sovvertono equilibri consolidati, previsioni, piani.

Paradossalmente la fame di risultati e soluzioni veloci (trimestrali negli Usa) porta proprio coloro che agiscono quotidianamente nella rete complessa della realtà a cercare, e pagare, queste scorciatoie, negando quello che sanno nel profondo: che non esistono soluzioni off-shelf, che i migliori sistemi di data mining, Crm, innovazione, valgono solo quanto ci mettiamo dentro di nostro, e che da tutte le teorie e gli approcci che ci vengono proposti va distillato quel poco che fa al nostro caso, specifico.

Perché l’altra faccia della complessità è l’ambiguità e la nostra incapacità di gestirla è appunto la madre, psicofisica, di molti errori che rischiano di  costarci cari. Lunga premessa per dire che un’opera prima, Nonsense appunto, getta un po’ di luce su questi meccanismi, aiutandoci non solo a capirli, ma anche a difendercene e, quando possibile, usarli a nostro vantaggio.

Non è un libro destinato al business, ma ne offre molti esempi (da Zara, ad Absolute Vodka, Ducati), a dimostrare , se ce ne fosse bisogno, che i veri uomini di business, manager o imprenditori, sanno gestire la complessità e trarne profitto, e si può dimostrare particolarmente utile a chi business fa e teorizza.

Con un’agile narrazione a cavallo tra aneddoti illuminanti e scoperte scientifiche, soprattutto della psicologia cognitiva, si inizia dal nostro bisogno di dare un senso compiuto a quello che viviamo, che in situazioni di percepito pericolo (sounds familiar?) diventa talmente pressante da cortocircuitare tanto la nostra intelligenza quanto il nostro istinto, facendoci ignorare gli elementi contraddittori che potrebbero salvarci.

Si passa poi alla capacità di gestire l’ambiguità – interessante notare che questa capacità è solo moderatamente legata al QI, essendo piuttosto un tratto caratteriale – raccontando di negoziazioni per la liberazione di ostaggi, d’interpretazione dei sintomi e delle analisi cliniche, fino a fenomeni come quello della moda,  sottolineando come siano fondamentali la capacità di aspettare, o meglio di non saltare subito alle conclusioni, quella di continuare a raccogliere informazioni e quella di organizzare strutture e strategie in grado di reagire all’incertezza, come nel caso di Zara, dove il genio di Amancio Ortega è stato quello di ribaltare le “credenze” di un’intera industria rinunciando a predire quella che sarebbe stata la domanda, ma diventando il migliore a reagire alla stessa.

Si finisce con il bisogno di abbracciare appunto l’incertezza, in un modo più profondo che la falsa accettazione del fail fast delle start up, che auguriamo di solito ai concorrenti, per scoprire ancora una volta che dobbiamo partire da noi stessi. Il caso di Ducati Racing nelle stagioni 2004 e 2005 è esemplare, soprattutto perché parte da una serie di risultati entusiasmanti per finire in un fiasco, per poi ridiventare un successo. La lezione non è la vecchia morale del successo che rende arroganti, ma che in un mondo dove i nessi causali sono incerti successo e fallimento vanno trattati con eguale attenzione.

Le implicazioni sono enormi, per chi ha voglia di mettersi in discussione, sui modelli educativi, su quelli organizzativi e sulle strategie. Ma a modo suo il libro è anche rassicurante perché la morale è che ci si può educare a gestire incertezza e ambiguità, e che questa capacità sarà una skill distintiva ed un vantaggio competitivo per gli uomini e le aziende che sapranno coltivarlo.

Molti gli spunti e le indicazioni pratiche in questo libro, con una nota bibliografica importante e generosa, che è anche un ottimo complemento a Blink (In un batter di ciglia) di Malcom Gladwell, di cui parleremo un’altra volta.

Josè D'Alessandro

Foto del profilo di Josè D'Alessandro
Laurea in economia alla Luiss e Mba in Marketing, comunicazione e vendite, ha gestito alcune delle maggiori brand mondiali, tra cui Coca-Cola, Sprite, Knorr, Pirelli, Dunlop, Vespa e MotoGuzzi, vivendo in cinque paesi e coordinandone fino a 48, crescendo professionalmente in ambienti multiculturali e multilingua. Si è occupato di innovazione, turnaround, marketing, vendite e internazionalizzazione nei Fast Moving Consumer Goods (Fmcg), nei prodotti Semi-durevoli e nell’Automotive, con ruoli da marketing manager a direttore di Business Unit, a Executive Vice President. È docente in Economia dell'innovazione alla Luiss di Roma ed è Faculty leader, Innovation & Strategy per Istud Enterprise Solutions. È regolarmente invitato come keynote speaker in università (NY Stern ed HEC di Parigi) e aziende (Atlas Copco, Nice). Si interessa da sempre di innovazione, marketing e strategia, e opera come consulente con la sua società, Rerum Causa ltd, e Blue Earth Network che ha co-creato; come imprenditore sta lanciando una catena di ristoranti.

Lascia un Commento

x

Guarda anche

business consapevole feat img

Business consapevole: come creare ricchezza attraverso i valori

Principi ed esempi preziosi per la leadership etica e il coaching nel libro del vicepresidente di LinkedIn