Quanto guadagna un amministratore delegato

Quanto guadagna un amministratore delegato in Italia? Sul tema dei compensi dei Ceo capita spesso di leggere titoli sensazionalistici. Che, senza prendere in considerazione la complessità del business, il perimetro dell’influenza esercitata, derivante anche dalle dimensioni nazionali ed internazionali della società, e tutti quei fattori sottostanti il peso del ruolo, pretendono iper-semplicisticamente di ridurlo ad un multiplo matematico dello stipendio medio in azienda.

Mercer, società di consulenza leader sui temi del capitale umano, da cinque anni redige sulla base dei documenti societari uno studio sui compensi dei consigli di amministrazione delle società appartenenti all’indice italiano Ftse Mib, finalizzato ad analizzare le retribuzioni fisse e variabili dei vertici delle società quotate a maggiore capitalizzazione. Anche con l’obiettivo di stimolare nel sistema-Paese un dibattito: costruttivo perché evidence-based, strutturato a partire da dati e tendenze.

Proprio sulla base del nostro osservatorio privilegiato possiamo allora evidenziare senza tema di smentita un migliorato livello di pay for performance, in linea con le migliori pratiche internazionali. La remunerazione fissa dell’amministratore delegato dell’indice Ftse Mib è, in valore mediano, pari a 1.100.000 €, valore costante negli ultimi cinque anni. Questo nonostante, nel corso del 2016, si sia verificato il rinnovo di oltre un terzo dei consigli di amministrazione analizzati: la maggior parte delle aziende che ha proceduto a rinnovi di consiglio ha definito livelli retributivi più bassi.

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Abbiamo invece assistito, in questo quinquennio, al ripensamento della progettazione dei pacchetti incentivanti attraverso una sempre maggior diffusione dell’incentivazione a lungo termine (Lti), sia nel settore industriale che nel banking a testimonianza di un percorso orientato alla sostenibilità di lungo periodo.

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Inoltre, nel 2017 aumenta l’adozione di piani di incentivazione che prevedono l’erogazione del premio tramite strumenti finanziari – tipicamente azioni dell’azienda – che documentano un orientamento verso veicoli che legano la retribuzione del management con la creazione di valore e la sostenibilità per l’azionista nel medio-lungo termine. Senza dimenticare che le aziende dell’indice Ftse Mib adottano sistemi di incentivazione che prevedono una misurazione delle performance tipicamente triennale, legate al mandato del CdA e al ciclo di business.

Focalizzando l’attenzione sull’incentivo di breve termine, nel 2016 si è rilevata la contrazione media di questo bonus per le figure apicali, con incidenza rilevante per chi sia stato chiamato a ruoli di vertice nel settore dei Financial Services. Teniamo a sottolineare come questo sia principalmente dovuto al buon funzionamento dei sistemi incentivanti che le banche hanno rivisto in seguito alla crisi del 2008. A seguito della pressione del regolatore, ma anche della rinnovata centralità del patto con tutti gli stakeholder, gli istituti di credito hanno così introdotto indicatori di solidità patrimoniale come cancello al pagamento degli incentivi. Tra le metriche utilizzate come cancello al variabile di breve termine, rileviamo come in tutti i settori siano molto utilizzati anche Kpi di tipo qualitativo (quali customer satisfaction e reputation) e collegati a dimensioni Esg (Environmental, Social, Governance) dell’azienda.

Da ultimo, è aumentata la trasparenza delle relazioni sulla remunerazione e si è rafforzato il ruolo dei comitati remunerazione nelle decisioni di politica retributiva. Anche grazie al ruolo sempre più attivo di nuovi attori consulenziali, come i proxy advisor, l’Italia mostra un migliorato livello di pay for performance e di say on pay. Constatiamo così una sempre crescente diffusione di modelli sofisticati di governance rispetto alla remunerazione dei vertici e degli organi sociali, che bilanciano performance, rischio e attenzione alle esigenze degli stakeholder.

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Una complessità presidiata dalle direzioni del personale: funzione aziendale che sta evolvendo con l’acquisizione di competenze più ampie per gestire tematiche regolatorie, societarie, di compliance, oltre che economiche e finanziarie. Ci fa piacere rilevare come sempre più spesso si crei allora un circolo virtuoso, si instauri una dialettica positiva tra l’azienda, la consulenza, le direzioni hr e i comitati, nell’intendimento comune che il motore delle politiche di executive remuneration sia allineare i compensi degli amministratori esecutivi all’obiettivo ultimo delle società: la creazione di valore.

Marco Valerio Morelli e Sandro Catani

Marco Valerio Morelli è Amministratore Delegato di Mercer Italia. Sandro Catani è Senior Advisor di Mercer Italia.

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