Technology Vs. Humanity. The Coming Clash Between Man and Machine

Technology Vs. Humanity. The Coming Clash Between Man and Machine Book Cover Technology Vs. Humanity. The Coming Clash Between Man and Machine
Gerd Leonhard
Fast Future Publishing
2016
208

Technology Vs. Humanity. The Coming Clash Between Man and Machine è un libro del futurologo Gerd Leonhard, uscito nel 2016. Il volume si inserisce nel crescente e importante dibattito sulla competizione tra uomini e macchine nell’ambito del lavoro e della gestione del mondo e ho avuto il piacere di sentire di persona un intervento dell’autore durante il SAP Executive Forum del 2017. In effetti il titolo del libro è inteso come una provocazione, non come un cupo presagio, visto che l’autore è di base sempre ottimista rispetto alla visione del futuro, su cui ha costruito la sua professione. Allo stesso tempo Leonhard ammette che è sempre chiaro il confine tra dove finisce il lavoro dell’uomo e inizia quello della macchina. Questo limite labile è alla base della riflessione necessaria a indirizzare in modo corretto il futuro. Il libro è estremamente denso di concetti e uno dei primi punti per me rilevante è legato al fatto che la tecnologia negli ultimi vent’anni ha subito un processo di accelerazione esponenziale, mentre il modo di vivere delle persone si modifica in un modo più sequenziale. Tuttavia molti dei nuovi temi emergenti, a partire dall’intelligenza artificiale o dalla genetica, hanno un potere di modificare l’essere umano in modo molto più radicale rispetto alle precedenti rivoluzioni industriali.

Per questo l’autore lancia lo slogan «embrace the technology, but don’t become it», sottolineando il rischio di venire fagocitati dalle innovazioni che stanno cambiando, tendenzialmente in meglio, le nostre vite. Un altro concetto forte del libro è quello di Hellven, crasi delle parole inglesi che stanno per Inferno e Paradiso, per ribadire che la direzione non è univoca; come scrive l’autore «la digitalizzazione e l’automazione possono essere un paradiso per le grandi aziende, ma per i loro dipendenti possono anche essere un inferno – e spesso anche per i loro clienti. Con sempre più dati, l’intelligenza e la virtualizzazione spingono i costi ad essere ridotti del 95 per cento ma vanno anche a creare maggiori rischi per la sicurezza e potrebbero portare alla fine della privacy, e anche del libero arbitrio nel peggiore dei casi». Le domande su chi (e se esiste un’entità centrale) regola queste nuove opportunità e quali valori etici dovrebbero essere ridefiniti o meno è uno dei temi chiave della riflessione sul futuro, per evitare che si ampli una forbice delle diseguaglianze sociali che il digital divide già oggi tende a creare.

Altro concetto molto interessante è quello di Androrithmus, che Leonhard usa per descrivere ciò che conta davvero per noi in quanto uomini, vale a dire i “ritmi” umani, al contrario di ritmi macchina, ossia gli algoritmi. Tra le Androrithmen ci sono caratteristiche archetipiche umane come l’empatia, la compassione, la creatività e la narrazione, che oggi gli algoritmi non sono ancora in grado di riprodurre in modo efficace. Differenze che, guardando in positivo, differenziano l’uomo delle macchine, non in un senso di competizione ma di completamento. Esistono dei grandi fenomeni che non si limitano a sostituire lo status quo con una nuova normalità, ma scatenano forze dinamiche continue che vanno a rimodellare la vita come la conosciamo, rendendo arduo formulare qualsiasi affidabile previsione a lungo termine. Leonhard ne descrive diversi, tra cui:

Mobilitization: I computer lasciano le scrivanie e sono ovunque e sempre più indispensabili nel quotidiano, anche solo come percezione.

Screenification: tutto ciò che è stato stampato in precedenza è ora sbarcato su schermi di ogni tipo, tanto che Leonhard scrive che «presto ogni muro sarà anche uno schermo».

Disintermediazione: molti intermediari tradizionali spariranno perché grazie alla tecnologia possiamo accedere direttamente a beni e servizi.

Datafication: tutto quanto sperimentiamo e facciamo è ormai sempre più trasformato in dati analizzabili. Per citare l’autore “LinkedIn è il miglior esempio: quello che poteva conoscere solo responsabile delle risorse umane in precedenza, è ora visibile a tutti gli utenti in 20 secondi”. Senza contare le cartelle cliniche digitali o le tracce che lasciamo con i cellulari.

Cognification: oggetti una volta erano “stupidi” e inerti, mentre oggi sempre più sono in rete e quindi “intelligenti”.

Ci sarebbero davvero moltissimi altri spunti da poter approfondire rispetto a questo volume. A mio avviso in ogni caso, l’aspetto importante del lavoro di Leonhard e di altri contributori in questi ultimi anni sta nel farci riflettere su una realtà che in effetti cambia sotto i nostri occhi ad una velocità incredibile e che precede spesso la nostra capacità di comprensione. Come l’autore di questo libro, sono di base positivo verso il ruolo della tecnologia come strumento di miglioramento, ma leggendo ho avuto modo di riflettere e capire che tutti noi dobbiamo essere parte attiva e positiva del cambiamento, per evitare le sue possibili derive. Di sicuro tale riflessione richiede tempo, che la tecnologia però dovrebbe a tendere donarci e non sottrarci, se saremo in grado di incanalare nel modo giusto questo straordinario progresso.

Gianluigi Zarantonello

Foto del profilo di Gianluigi Zarantonello
Sì occupa di digital strategy dal 2000 con fin da subito la convinzione che servano profili in grado di conciliare le logiche di business con una solida conoscenza della tecnologia. Dal 2006 al 2014 è responsabile del Digital Marketing per un gruppo leader nel retail e oggi all’interno della stessa società si occupa dell’intero ecosistema della customer technology. Appassionato divulgatore con il blog http://internetmanagerblog.com, è docente in master e in corsi di alta formazione.

Lascia un Commento

x

Guarda anche

business consapevole feat img

Business consapevole: come creare ricchezza attraverso i valori

Principi ed esempi preziosi per la leadership etica e il coaching nel libro del vicepresidente di LinkedIn