Whiplash, talento a ritmo di jazz

Whiplash Book Cover Whiplash

Titolo originale: Game of Thrones
Paese: USA
Anno:
 2014
Genere: musicale, drammatico
Regista: Damien Chazelle
Cast: Miles Teller, J.K. Simmons, Melissa Benoist, Austin Stowell
Premio Oscar 2015:
Miglior attore non protagonista a J. K. Simmons
Miglior montaggio a Tom Cross
Miglior sonoro a Craig Mann, Ben Wilkins e Thomas Curley

Vincitore di tre premi Oscar, Whiplash racconta la storia di un ragazzo, Andrew Neiman (Miles Teller), che sogna di diventare un grande batterista, e del rapporto conflittuale con il suo insegnante, Terence Fletcher (J. K. Simmons), che diventa il suo peggior nemico invece che il suo mentore.

Nello spezzone che proponiamo, a seguito di incomprensioni e dinamiche personali, l’esibizione finale – che dovrebbe lanciare il protagonista nella hall of fame delle giovani promesse – viene boicottata dallo stesso insegnante, che annuncia alla platea un brano che Andrew non conosce, di cui non aveva ricevuto nemmeno lo spartito e che suona cercando di improvvisare, ma con risultati pessimi.

Rammaricato, Andrew si rifugia dietro le quinte dove c’è suo padre a consolarlo.

Il linguaggio cinematografico del regista, in questa scena, suggerisce subito che qualcosa andrà storto nella performance del nostro protagonista. Ogni inquadratura e ogni “movimento di camera” sono sincronizzati con il suo stato d’animo, la paura che qualcosa vada storto, poiché giustamente Andrew non si fida più del suo mentore. Infatti, le inquadrature molto strette in macro e i movimenti lenti e impersonali della steadicam ci mostrano Andrew preoccupato e completamente a disagio nel contesto in cui si trova. Anche quando inizia a suonare il brano che non conosce, i carrelli in avanti, le inquadrature e il montaggio sono completamente slegati dal flow della musica.

Ma dentro Andrew succede qualcosa, una corda vibra diversamente: ritorna sul palco e, mentre l’insegnante sta per presentare il brano successivo, attacca a suonare, coinvolgendo tutta la band: il brano è eseguito perfettamente e Andrew è impeccabile.

La regia cambia completamente nel momento in cui Miles esce di scena, abbraccia il padre e decide di rientrare. Da qui il linguaggio della regia finalmente si collega perfettamente ai nuovi sentimenti del ragazzo, la sua rabbia e la sua determinazione vengono raccontati con l’uso della “macchina a mano”, la cinepresa segue Miles con movimenti veloci e risoluti che addirittura preannunciano i fatti che accadranno, così sincronizzati con la musica che addirittura inquadrano gli strumenti con anticipo rispetto al loro suono.

Ora tutto è connesso: Miles, il coach e la cinepresa percorrono gli stessi binari mostrando una sinergia perfetta tra sentimenti e musica.

Andrew è un talento e il suo insegnante capisce tardi i vantaggi di questa meravigliosa natura. Benché i veri talenti, ad esempio in un’azienda, si contino sulle dita delle mani, non è da escludere che tutte le persone valide e capaci non meritino un capo coach che ne sviluppi il talento, ovvero “ciò che sanno fare meglio”.

Il talento è quindi innato? E se sì, perché non si vede il dono che una persona ha, sin da subito? Perché le persone come Andrew non nascono “con le bacchette della batteria” in mano? La verità è che tutte le persone hanno un talento e ci sono alcuni che ne hanno molti, ma la cosa più importante è identificare e sviluppare il talento che è in ciascuno di noi.

Il talento, semplicemente, è un particolare tipo di intelligenza che vive in noiSi tratta della naturale capacità di comprendere di come svolgere una determinata attività o come realizzare qualcosa.

Secondo lo psicologo americano Howard Gardner esistono nove tipi di intelligenze, localizzate in parti differenti del cervello:

  1. linguistico-verbale
  2. visivo-spaziale
  3. musicale
  4. intra-personale
  5. inter-personale
  6. cinestesica
  7. logico-matematica
  8. naturalistica
  9. esistenziale

Quali che siano il nostro talento, la nostra intelligenza dominante e le nostre attitudini, è bene prenderne coscienza, attrezzarsi per svilupparli attraverso l’esercizio, prima che “decadano” perché non sollecitati.

Il ruolo di un buon maestro, di un coach o di un mentore in questa fase è determinante. Nel film, Andrew è ostacolato da un maestro che forse non vuole sentirsi superare dall’allievo. Una sorta di resistenza inconscia alla detenzione del potere, del sapere, dell’abilità.

Troppo spesso questa dinamica affolla le aziende in cui viviamo, ma il vero leader, il vero coach, è colui che sa far crescere le proprie risorse, intravvedere il talento prima ancora che affiori, intuire la tipologia di intelligenza da stimolare e trovare motivazione nel vedersi circondato da persone di talento.

Per approfondimenti segnaliamo Scopri il tuo talento di Francesco Martelli e Valorizza i tuoi talenti di Luca e Laura Varvelli. Per i manager e gestori di risorse suggeriamo Quando il capo diventa coach di Julie Starr ed Empowerment di Claudia Piccardo.

Elisabetta & Davide Del Mare

Foto del profilo di Elisabetta & Davide Del Mare
Elisabetta Del Mare, dopo un decennio nella consulenza di direzione, è ora responsabile di Lateral Content (www.lateralcontent.com), società di coaching, hr e training a supporto del change management all’interno delle organizzazioni. Davide Del Mare, regista e fondatore di Lateral Film (www.lateralfilm.com), è responsabile della creazione, realizzazione e produzione di video per tv, web e aziende.

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