Wisława Szymborska 1954
Wislawa Szymborska 1954. PAP/CAF Węglowski 43526/1

Wisława Szymborska, scrivere un curriculum

Vista con granello di sabbia. Poesie (1957-1993) Book Cover Vista con granello di sabbia. Poesie (1957-1993)
Wisława Szymborska
Adelphi
2004
240
Wisława Szymborska (1923-2012), poetessa e saggista polacca, premiata con il Nobel per la letteratura nel 1996, ha scritto una poesia intitolata Scrivere un curriculum, in italiano contenuta nella raccolta Vista con granello di sabbia, tradotta da Pietro Marchesani. Szymborska è un po’ più nota in Italia da quando, poco dopo la sua morte, lo scrittore Roberto Saviano ha letto alcune sue poesie (fra cui questa) in un noto programma televisivo.

«È una poetessa che rimette al mondo le parole», ha detto di lei Saviano, «le rigenera, le ricostruisce». Szymborska affronta i più grandi temi con la lingua della semplicità e del quotidiano. Ha il dono dell’ironia, dell’arguzia e del paradosso. La sua poesia sul curriculum ovviamente non è uno dei tanti consigli per scrivere un buon curriculum. Però viene voglia di leggerla come se aprisse uno squarcio sul rovescio di quei consigli.

«A prescindere da quanto si è vissuto / il curriculum dovrebbe essere breve». Vero. Ma quanta vita può restarne fuori, senza che il candidato sembri un pupazzo senza vita? Il curriculum non è una biografia, ma i consigli per scriverlo bene rischiano spesso di generare documenti standardizzati, vuoti, scritti «come se non parlassi mai con te stesso / e ti evitassi». E destinati a finire nel tritadocumenti.

Cos’è necessario?

È necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.

A prescindere da quanto si è vissuto
il curriculum dovrebbe essere breve.

È d’obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e ricordi incerti in date fisse.

Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.

Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.

Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.

Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.

Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l’orecchio scoperto.
È la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.

Michele Riva

Foto del profilo di Michele Riva
Ha diretto per quindici anni i libri di economia e management del Sole 24 Ore. È stato direttore responsabile de L'Impresa. È consulente di aziende e case editrici per la creazione di progetti editoriali tradizionali e digitali. Ha fondato e diretto la casa editrice milanese Serra e Riva Editori e ha lavorato alla divisione libri della Mondadori.

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